“Mio padre l’eroe”

Damasco. Abbiamo ricevuto una visita della polizia segreta: era sera tardi, nel cuore della notte. Mi sono svegliata quando ho sentito il clamore e ho subito indovinato. Mio padre era già lì; indossava soltanto la camicia da notte. Aveva già cominciato a discutere. Appena sono apparsa, uno dei due annuisce, “E’ lei”. “Io?”. “Sì dobbiamo discutere un paio di cose con te”. Avevano stampato in faccia un sorriso oleoso che non raggiungeva gli occhi. di Amina Abdallah Araf
13 AGO 20
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Amina è una giovane blogger di Damasco, due guardie del regime sono andate per arrestarla insultandola perché lesbica. Suo padre l’ha difesa spiegando perché prendere sua figlia e chiuderla in prigione è controproducente anche per il regime. Qui il resoconto di come è andata.

Damasco.
Abbiamo ricevuto una visita della polizia segreta: era sera tardi, nel cuore della notte. Mi sono svegliata quando ho sentito il clamore e ho subito indovinato. Mio padre era già lì; indossava soltanto la camicia da notte. Aveva già cominciato a discutere. Appena sono apparsa, uno dei due annuisce, “E’ lei”. “Io?”. “Sì dobbiamo discutere un paio di cose con te”. Avevano stampato in faccia un sorriso oleoso che non raggiungeva gli occhi. “Riguardo a che cosa?”. Uno dei due comincia a elencare, in modo concitato, una lista di cose. “Potreste averne mancata qualcuna”, dico, i miei nervi stanno per cedere, ma, non ancora del tutto sveglia, cerco di sopprimere il desiderio di scappare. Se corro, so che spareranno. Riesco a vedere le loro armi, la protuberanza delle pistole e dei coltelli nascosti sotto le giacche. “Ne abbiamo abbastanza – dice lo stesso di prima – Cospirazioni contro lo stato, incitazione all’insurrezione armata, collaborazione con entità straniere”. “Ah sì, quali?”. “Il complotto salafita” dice l’altro, dal suo accento capisco che arriva da qualche villaggio del Jebel Ansariya. “Istigare complotti settari”. “Davvero? – interrompe mio padre – Mia figlia sarebbe una salafita?”, inzia a ridere. “Guardatela: non capite che l’accusa è ridicola? Non si copre più e se avete letto la metà di quello che ha scritto, sapreste quanto è ridicolo ciò che dite. Quand’è l’ultima volta che avete sentito di un wahabi, o qualcuno dei Fratelli musulmani, dire che indossare l’hijab è solamente a scelta di una donna?”. A scelta di una donna? Mio padre prende una pausa e i due uomini non dicono nulla. “Come pensavo. Quand’è l’ultima volta che avete visto uno di quelli scrivere che nessuna religione dovrebbe essere la religione di stato?”. Ancora silenzio.
“Quand’è l’ultima volta che li avete sentiti dire che i gay dovrebbero avere il diritto di matrimonio, un uomo con un uomo o una donna con una donna?”. Niente. “Quando rimanete in silenzio fate vedere – riprende mio padre – che non avete alcuna ragione di prendere mia figlia”. I due rimangono in silenzio. Poi, a un certo punto, uno sussurra qualcosa nell’orecchio dell’altro, che ghigna.
“Uh uh – mormora l’uomo – tua figlia ti dice tutto quindi?”. “Certo”, dichiara mio padre. “Ti ha detto che le piace giacere con le donne?”, sorride, puro veleno, si sente come se avesse inflitto il colpo di grazia. “Lo sai che è una di quelle lesbiche a cui piace scopare con le ragazzine?” (l’arabo che ha usato è molto più grezzo… ma così rende l’idea). Mio padre mi lancia un’occhiata di sotterfugio. Annuisco e so che ci capiamo. “E’ mia figlia – dice e vedo la rabbia che gli cresce negli occhi – ed è la persona che è, e se la volete dovete prendere anche me”. “Stupidi idioti di città – dice lo stesso uomo – voi checche ricche siete tutte uguali. Non mi stupisco che tua figlia finisca a scoparsi ragazzine e lesbiche”. Fa un passo verso di me e mi mette la mano sul seno. “Forse se avessi avuto un’esperienza con un vero uomo – ridacchia – la smetteresti con tutte queste scemenze; forse dovremmo farti provare adesso, davanti a quella checca di tuo padre, così capisce cosa sono i veri uomini”. Sto quasi tremando dalla rabbia. Mio padre muove la testa leggermente per dirmi di stare zitta. “Come vi chiamate?”. Dicono i loro nomi e mio padre annuisce. “Tuo padre sa che è così che ti comporti? Era un ufficiale, no? E ha servito a … E tua madre? Non era la figlia di…?”. Sono entrambi esterrefatti, mio padre ha azzeccato.

“Cosa penserebbero se sapessero come agite? Fatemi dire questo di mia figlia; ha fatto molte cose che, se fossi stato lei, non avrei mai fatto. Ma non c’è stata mai una volta in cui ha smesso di essere mia figlia e non lascerò, neanche una volta, che le facciate del male. Non me la toglierete. Se ci provate, sappiate che generazioni di vostri avi vi stanno osservando. Sapete qual è il nostro cognome di famiglia: lo sapete? Allora saprete dove eravamo quando Maometto, la pace sia con lui, andò a Medina, sapete chi fu a liberare Gerusalemme, sapete anche forse che mio padre lottò per salvare questo paese dagli stranieri, sapete chi erano i miei zii e i miei fratelli… e se questo non fa vergognare abbastanza, sapete chi sono i miei cugini, e ora andrete via da qui. Lascerete mia figlia in pace e direte al resto della vostra squadra di lasciarla in pace. Vi dirò qualcosa adesso perché siete troppo stupidi per capirlo da soli. Voi siete alawiti; non negatelo, so che lo siete entrambi. Noi siamo sunniti, lo sapete. Dai vostri uffici e dai vostri villaggi vi stanno dicendo che adesso dovete aiutarvi a vicenda perché noi, appena ne avremo l’occasione, verremo a prendervi e vi tratteremo come loro hanno trattato i nostri nella terra dei due fiumi (Iraq, ndr). Quindi avete paura, anche io ne avrei. Ora venite qui a prendere Amina. Lasciate che vi dica una cosa. Non è lei quella di cui dovreste aver paura; dovreste invece riempirla di elogi, e così tutte le persone come lei. E’ la gente come lei che dice che gli alawiti, i sunniti, gli arabi, i curdi, i druzi, i cristiani, tutti sono uguali e saranno uguali nella nuova Siria; sono loro quelli che, se la rivoluzione arriverà, salveranno vostra madre e vostra sorella. Sono loro quelli che stanno combattendo più seriamente i wahabiti. Voi idioti li state aiutando dicendo che ‘tutti i sunniti sono salafiti, tutti i manifestanti sono salafiti, ognuno di essi è un nemico’ e inevitabilmente diventerà così. Il vostro Bashar e il vostro Maher non vivranno per sempre, non saranno al governo per sempre, lo sapete entrambi.

Quindi, se sperate in un futuro positivo, ve ne andrete e non porterete Amina con voi. Tornerete indietro e direte agli altri che le persone come lei sono le migliori amiche che gli alawiti possono avere e non tornerete mai più. E adesso vi scuserete per averla svegliata e averle fatto passare tutto questo. Mi capite?”. E se ne sono andati! Mio padre è un eroe; l’ho sempre saputo, ma adesso ne sono certa. Gli altri li abbiamo mandati via, tutti quelli che hanno potuto e tutti quelli che hanno voluto sono partiti per Beirut. Io non posso andare. Mio padre ha deciso di rimanere e lo farò anche io.

di Amina Abdallah Araf